Le 4 C

Le brillanti qualità del diamante: le 4 C

Ogni diamante è unico ed ognuno riflette la storia del proprio arduo viaggio dalle viscere della terra all’oggetto da investimento o d’ornamento. Tutti i diamanti però condividono particolari caratteristiche che ci permettono di confrontarli e valutarli e grazie a G.I.A. che, verso gli inizi degli anni ’50, ha sviluppato un sistema di misurazione per comparare le diverse qualità: l’International Diamond Grading System e le 4 C.

CARAT- CARATO

Il peso del diamante, come quello delle altre gemme, si misura in carati (ct.) : l’unità di misura standard  del peso.

Il termine carato deriva dall’arabo “qirat”, la ventiquattresima parte di una moneta, il “dirham”, che a sua volta deriva dal greco κεράτιον  (keration) “carruba”, i cui semi venivano usati per pesare preziosi.

La cultura popolare attribuiva ai semi del carrubo la qualità di essere tutti identici: quindi quale migliore metro per pesare oggetti piccoli e preziosi, pietre e metalli? E, facendo una media, attualmente il peso del carato, nel sistema metrico decimale, è individuato in 0,2 grammi.

1 ct= 0,20 g à 5 ct= 1 g

Nell’industria del diamante il peso viene calcolato sino al millesimo di carato e successivamente arrotondato alla centinaia, commercialmente chiamata “punto”.

Importante ricordare come il prezzo del diamante, espresso appunto in carati, non aumenta in maniera aritmetica rispetto al suo peso: un diamante da 2 ct. non costerà il doppio rispetto ad un diamante di 1 ct. di eguale qualità, costerà molto di più.

COLOR- COLORE

Il diamante è l’unica gemma in cui proprio l’assenza di colore ne determina il valore: le pietre di maggior valore sono quelle totalmente incolori, denominate comunemente “bianche”. I diamanti incolori corrispondono soltanto ad una piccola percentuale di quelli estratti e per questo il loro prezzo aumenta rispetto alla maggior parte dei diamanti, più del 90%, che hanno sfumature di base giallastre e brune.

Vi è poi una minima quantità di diamanti, i “fancies”, dai colori naturali più o meno intensi: giallo, arancione, rosa, verde, blu o rosso, che in virtù della loro rarità possono raggiungere prezzi elevatissimi e sono esclusi dalle normali categorie di colore ed inseriti in una apposita classificazione.

Nella scala inventata da G.I.A. si utilizzano le lettere dall’alfabeto partendo dalla lettera D, che rappresenta l’incolore, sino ad arrivare alla lettera Z.

La qualità del colore viene determinata dal gemmologo confrontando il diamante con una gamma di pietre di riferimento dette “master stones”.

CLARITY-PUREZZA

Durante il processo di cristallizzazione rimangono imprigionati nel diamante piccole tracce di carbonio o di piccoli cristalli di diversa natura: si chiamano “inclusioni” e sono disomogeneità che si considerano impronte naturali ed il loro numero, colore, dimensione e posizione determinano la purezza del diamante.

I diamanti considerati puri sono quelli che osservati con una lente a 10 ingrandimenti (10 x), non presentano alcuna inclusione

Grazie alla scala di G.I.A. possiamo determinare il grado di purezza e descrivere il livello d’inclusioni, una scala a undici livelli:

  • IF o LC (internally flawless o loup clean) = puro alla lente, nessuna inclusione interna visibile a 10x
  • VVS 1 (very very small) = solitamente si tratta di una sola inclusione estremamente difficile da rilevare con una lente a 10x
  • VVS 2 (very very small) = piccolissime inclusioni visibili solo da un occhio esperto con una lente a 10x
  • VS1 (very small) = lievissime inclusioni rilevabili con una lente a 10x
  • VS2 (very small) = lievissime inclusioni diverse nel genere visibili con una lente 10x
  • SI1 (small inclusions) = piccole inclusioni facili da rilevare con una lente a 10x
  • SI2 (small inclusions) = piccole inclusioni diverse nel genere facili da rilevare con una lente 10x
  • SI 3 (small inclusions) = inclusioni visibili ad occhio nudo solo da un esperto
  • I1 (I Piquè) = inclusioni visibili immediatamente con una lente a 10x e difficili da rilevare ad occhio nudo
  • I2 (II Piquè) = inclusioni grandi e numerose che ne diminuiscono la brillantezza facilmente visibili a occhio nudo
  • I3 (III Piquè) = inclusioni grandi e numerose, distintamente visibili a occhio nudo che ne riducono sensibilmente la brillantezza e ne compromettono la struttura rendendolo più fragile

Oggi in qualsiasi parte del mondo in cui si acquisti un diamante i termini più usati , in tutte le lingue, sono i suddetti stabiliti da G.I.A.

CUT-TAGLIO

Il segreto della bellezza di un diamante si nasconde nell’interazione fra la pietra e la luce:

  • Nel modo in cui la luce incontra la superficie del diamante
  • Nella quantità di luce che entra nel diamante
  • Nel modo e nella forma che la luce si esibisce agli occhi del suo osservatore

Quando parliamo di “brillantezza” ci riferiamo a quella combinazione di riflessi di luce bianca che scaturiscono dalla superficie e dall’interno del diamante.

Con il termine “fuoco” invece ci riferiamo a quelle fiammate di colore che emette il diamante.

Mentre lo “scintillio” sono quei lampi di luce che sono visibili quando sia il diamante sia la fonte di luce o l’osservatore sono in movimento.

Il taglio più utilizzato è il “round brilliant” costituito da 57-58 faccette, di cui 33 sulla parte superiore (sulla corona) e 25 sulla parte inferiore (sul padiglione).

La brillantezza ottimale si ottiene quando la corona rappresenta un terzo della totale altezza del diamante.

 

Il taglio rotondo brillante è quello che meglio di ogni altro fa risaltare fenomeni della rifrazione e riflessione della luce nel diamante ed è quindi il più apprezzato e richiesto. Inoltre è bene sottolineare che rappresenta l’unico taglio per il diamante da investimento.

 

Questa fra tutte le 4 C è sicuramente la più importante ai fini del diamante finanziario: solo se l’esame del taglio soddisfa le proporzioni, la simmetria e la finitura più raffinate il diamante potrà accedere alla certificazione.

Esistono però anche altri tagli:

Goccia e cuore
59 faccette

Ovale
56 faccette

Navette o marquise
58 faccette

Princess
76 faccette

Smeraldo
48-50 faccette

Radiante
62-70 faccette

Forma e perfezione del taglio rivestono un’importanza assoluta nella determinazione del valore della pietra. Infatti il valore del diamante si determina in relazione a tre fattori:

  • Proportions (proporzioni)
  • Symmetry (simmetria)
  • Polish (finitura)

La classificazione del taglio ha quattro parametri:

  • EXCELLENT (EX) = diamanti rotondi perfettamente proporzionati per creare il miglior compromesso tra fuoco e brillantezza. Questi diamanti sono normalmente molto più costosi poiché l’abilità e la perizia utilizzate per eseguire questo taglio permettono di realizzare un diamante di bellezza superiore e per ottenere ciò è necessario sacrificare una buona parte del diamante grezzo originale.
  • VERY GOOD (VG)= diamanti tagliati che rispecchiano i requisiti della profondità rispetto alla tavola e grazie a queste proporzioni il diamante regale al suo osservatore una brillantezza massimizzata.
  • GOOD (G) = diamanti tagliati in modo accettabile ma non hanno le proporzioni ideali poiché il loro livello di brillantezza e fuoco è buono e sono eccellenti pietre per creare gioielli di ottima qualità.
  • FAIR (F) = diamanti che si discostano dalle proporzioni ideali poiché l’obiettivo è stato quello di recuperare più peso possibile dalla pietra grezza senza curare la brillantezza e il fuoco. Passion Diamond non raccomanda queste pietre.
  • POOR (P) = diamanti che appaiono poco brillanti. Passion Diamond non raccomanda queste pietre